Il Carretto - TanPaNormi

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Il Carretto

La vivida e appassionata descrizione dei carretti fatta da Guy de Maupassant nel 1885, nel momento in cui sbarca a Palermo prima di intraprendere un viaggio in Sicilia, racchiude tutto il fascino che questo manufatto – diffusosi, così come lo conosciamo, a partire dai primi anni dell’Ottocento – ha tradizionalmente esercitato sulle persone e soprattutto su chi si avvina, da viaggiatore, alla cultura dell’isola.
                I carretti fanno parte della storia della Sicilia (Pindaro, poeta greco vissuto tra il V ed il IV secolo a.C., scriveva di carri che trasportavano i Sicilioti): d’altra parte è la storia – dei Paladini di Francia, dell’epopea normanna, di Garibaldi – ad essere rappresentata sui suoi masciddara (le sponde laterali del carretto). Ma i carretti incarnano soprattutto uno dei simboli più forti dell’iconografia folclorica siciliana. Non a caso del carretto hanno scritto alcuni tra i più importanti studiosi delle tradizioni popolari siciliane come Giuseppe Pitrè, Giuseppe Cocchiara e Antonino Buttitta.
                I carretti siciliani non solo evocano i luoghi, i paesaggi, le atmosfere di una Sicilia che va sparendo, ma soprattutto celebrano le persone, i volti, i mestieri di quell’umanità che si faceva comunità attorno al carretto, che viveva del lavoro del cavallo che faticosamente lo trainava, che percorreva le trazzere con il suo carico di frumento, agrumi o botti di vino. In breve, il carretto è la Sicilia.
 
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